Dissidente

June 23, 2018

Come cittadina di questo paese non posso più esimermi dall'esternare il mio pensiero riguardo la situazione politica attuale.

Dichiaro subito di non riconoscere questi governanti come miei governanti: sono una dissidente! Non avrei mai pensato di dover riferire a me stessa questa parola ormai desueta, che rimanda ad un periodo storico complicato, ma dove ancora c'erano valori, principi, la volontà di capire e confrontarsi sulle idee.

Non c'è alcuna nostalgia nelle mie parole, solo molta delusione nel constatare che invece di progredire ci siamo involuti. L'onestà intellettuale è ormai merce rara, il significato delle parole viene regolarmente storpiato per piegarle a proprio vantaggio. Guardando al paese oggi mi sembra di assistere alla sfilata di un carnevale dell'orrore: davanti dei feroci sbandieratori e dietro la massa degli zombie urlanti e gesticolanti. Non mi convincono le giustificazioni di chi vuole addurre questa situazione alla crisi degli ultimi anni, ad un popolo apparentemente sfinito, povero, afflitto e derelitto. Sì, ci sono anche quelli, ma sono convinta che la percentuale di quelli effettivamente in queste condizioni non superi, nella peggiore delle ipotesi, le due dozzine; in compenso ho personalmente a che fare con parecchie persone assai benestanti che non perdono occasione per mostrare la faccia peggiore dell'umanità. Non siamo sessanta milioni di morti di fame, come ci dipingono in TV per giustificare la scarsa umanità dilagante, siamo un paese dove si è perso il senso delle cose, dove tanti piangono miseria poi fanno la fila per tre giorni per accaparrarsi l'ultimo modello di cellulare da mille euro. Sì, c'è anche questo di paese, peccato che non siano in molti a farlo notare. Inoltre non è vero che il clima attuale sia figlio degli ultimi anni di crisi, in realtà viene da molto più lontano: da vent'anni di destrutturazione del sistema educativo, di impoverimento dell'offerta culturale nei media. Senza parlare della promozione attiva del qualunquismo, anche attraverso l'avvilimento delle Istituzioni, la ridicolizzazione dell'autorità e la demonizzazione della politica. Mi spingerei a dire che il declino è cominciato con la cacciata del confronto politico dalle scuole, anzi la quasi fobia che qualcosa di vagamente politico potesse penetrare le mura scolastiche. Aggiungiamo a tutto questo il culto dell'edonismo e dell'apparenza e la ricetta è già quasi pronta. Non manca che l'ultimo ingrediente: la diffusione della rete ed il conseguente delirio onnipotente del singolo. Sì, con internet siamo diventati tutti divi, professori ed avvocati. Peccato che nel frattempo ci siamo dimenticati di essere genitori, anzi siamo entrati in competizione coi figli per avere la luce dei riflettori su di noi. Anzi, a volte li abbiamo perfino usati per brillare di luce riflessa, li abbiamo branditi per affermare il nostro potere. Ad ognuno il proprio piccolo, patetico potere personale. In tutta questa bruttezza abbiamo perduto la capacità autocritica, la volontà di chiamare le cose col loro nome, di ricercare la verità dietro a quello che ci viene propinato dall'alto. Il mare dell'ignoranza e dell'autocommiserazione è così comodo e facile, molto meglio abbandonarcisi cucendosi intorno una giustificazione che sembri plausibile.

E in tutto questo i governanti attuali cosa fanno? Fanno come i genitori attuali, danno sempre ragione ai figli, anche quando si meriterebbero un bello schiaffone intorno alla faccia. Sissignori, ogni tanto ci si merita un bello schiaffo, per svegliarsi dal sonno della ragione. Qualcuno se lo ricorda il sonno della ragione che genera mostri? Qualcuno ricorda la banalità del male? Per decenni abbiamo accusato i tedeschi di non aver messo in discussione le politiche di Hitler, di essersi piegati ad obbedire come una massa senza cervello, ma noi in che direzione stiamo andando adesso?! Per favore fermiamoci prima che sia tardi. Io non obbedisco! Non mi importa delle critiche e degli insulti di chi si ritiene un campione di buon senso o addirittura un visionario, quando esercita il suo piccolo potere da dietro uno schermo o con le spalle coperte da una folta schiera di sostenitori. Non giudico queste persone all'altezza di criticarmi. Accetto di discutere con chi ha argomenti veri da portare, e soluzioni da proporre.

Mi vergogno dell'indifferenza, dell'egoismo, della prepotenza e del menefreghismo così ampiamente dimostrati, anzi spesso vantati, da tanti miei concittadini in questo momento storico. E mi offende che chi governa cavalchi ed alimenti quest'onda. Tra l'altro, l'atteggiamento del governo sta sortendo l'effetto di far apparire come giusti degli stati che in realtà dovrebbero nascondersi. Ricordo che i francesi hanno chiuso le frontiere, senza contare l'episodio invasivo degli agenti armati sconfinati nel nostro territorio. Gli spagnoli gestiscono una specie di lager nella loro enclave in Marocco. Ora questi passano come i ragionevoli, gli umani. Gli unici incolpevoli in tutta questa situazione sono i migranti, invece sono sempre loro a pagarne il prezzo, in ultimo usati come slogan attivo dal signor Salvini, sostenuto a pieno titolo dal Toninelli e dal Di Maio. Pensano di dissuadere gli scafisti in questo modo? Ma per favore... gli scafisti hanno dimostrato ampiamente di infischiarsene di quante persone finiscano in fondo al mare, del resto forse se ne infischia anche il nostro triumvirato, una parte significativa del suo elettorato, insieme agli amici ungheresi e via dicendo. Io però una coscienza ce l'ho ancora e non accetto di essere associata a questa gente. NON A NOME MIO! 

Su un piano più pratico.

Chiarisco che non nego assolutamente che ci sia un problema, quello che mi irrita è osservare come venga strumentalizzato, evitando attentamente di affrontare le cause reali che lo generano e quelli che sarebbero davvero i modi per risolverlo, perché naturalmente entrambe queste cose sarebbero piuttosto impopolari. Molto meglio girare la frittata e trasformare le vittime in carnefici. 

Anche attenendosi alla cronaca, evitando discorsi di solidarietà, i paesi ricchi hanno forti responsabilità nel malessere di tanti paesi poveri. Non tutte le responsabilità, ma molte. Per cominciare la razzia delle risorse di quei paesi, cominciata tanti secoli fa e mai finita. La suddivisione arbitraria di territori senza prendere in considerazione le realtà locali e lasciando interi popoli senza una propria terra. L'instaurazione più o meno diretta di governi fantoccio più attenti agli interessi di chi li ha propiziati che a quelli dei propri cittadini, oppure il foraggiamento di governi corrotti, con il medesimo risultato. La vendita di armi, nella piena coscienza degli orrori che andranno a provocare. Le guerre fatte per puri interessi economici o strategici e camuffate dall'aura della libertà e della democrazia.

Qualcuno dirà, ok, ma questa è roba trita e ritrita, tutta demagogia. Io rispondo, sì è trita, ma se tu triti le verdure poi le butti nel bidone invece di farci il ragù, non è che sei tanto sveglio. Allora, invece di continuare a tritare o pensare di poter comodamente cestinare ciò che abbiamo tritato, perché non cominciamo a risolvere ciò che potrà pure essere noiosamente ripetuto, ma è anche innegabile fatto. Demagogia? No, non è demagogia nel momento in cui si continua a ripetere di aiutare la gente a casa propria. Sacrosanto, ma la base per aiutarli è risolvere quanto sopra. O meglio, quello è l'inizio. Non basta versare un po' di soldi al solito governante corrotto o incapace che intasca e lascia il popolo nell'indigenza. E' necessario scendere dal piedistallo del 'noi prima di tutto' e affiancare queste popolazioni in un cammino di sviluppo responsabile. E' necessario ridimensionare il nostro consumismo e ricondurlo ad uno sviluppo responsabile. Siamo disposti a farlo? Perché il resto è fuffa, pura e semplice fuffa. 

C'è qualche governo occidentale disposto a dire ai propri cittadini "Vogliamo risolvere il problema dell'immigrazione, questo implica che da ora in poi le risorse che acquistiamo dai loro paesi saranno pagate ad un prezzo equo, ci accerteremo che chi lavora per fornircele sia tutelato e pagato dignitosamente, che i loro figli possano andare a scuola invece di razzare nell'immondizia coi topi per mangiare. In questo modo potranno vivere a casa loro e non saremo più invasi. Naturalmente, queste misure di giustizia non sono a costo zero, quindi dovrete aspettarvi un notevole aumento nei prezzi di diversi prodotti."

Tanto è. Per permettere che questa gente possa vivere dignitosamente a casa propria ci vorrebbe una rivoluzione globale, una presa di coscienza e sacrifici da parte di chi da per scontato di dover disporre delle risorse altrui a suo gusto e piacimento, solo per il fatto di essere nato nella parte fortunata del mondo. E' una cosa che tocca ognuno di noi, dal più povero al più ricco, questione di portafogli e di mentalità. Non abbiamo ricevuto alcuna investitura divina per dominare il mondo calpestando gli altri.

Aggiungo che aiutare i paesi più poveri ad emanciparsi non è una questione di buon cuore, è un dovere che abbiamo, per riparare ai danni che abbiamo fatto per secoli e che ci piace nascondere comodamente sotto al tappeto. Credo che con un po' di lungimiranza, sarebbe anche nel nostro interesse operare questo cambiamento, l'Africa ora è anche sotto l'assedio della Cina, se invece di contribuire a distruggerla cominciassimo ad aiutare affinché si sviluppi, potrebbe essere un alleato nel cercare di arginare l'espansione cinese, oltre a poter diventare un interessante bacino per i nostri scambi economici.

Infine, nel caso specifico dell'Italia, ci terrei a ricordare come ogni anno migliaia di nostri connazionali se ne vanno all'estero in cerca di miglior fortuna. Ora, qualcuno deve spiegarmi perché riteniamo che i nostri figli abbiano il diritto di fare gli emigranti economici, mentre non vogliamo estendere a coloro che vengono da paesi più poveri del nostro il diritto di fare altrettanto. Hanno voglia i media di dare al fenomeno un'aura mistica, chiamandoli 'cervelli in fuga', (la maggior parte sono comunque manodopera in fuga); anche se con un biglietto aereo in tasca, la sostanza non cambia, si tratta di persone che vanno via per cercare una maggior sicurezza economica o la possibilità di un lavoro attinente a ciò che hanno studiato. Nulla da eccepire, ognuno è libero di fare le sue scelte, però se riteniamo che gli altri debbano aiutarsi a casa propria forse è ora che lo facciamo anche noi. Chissà, forse se a raccogliere i pomodori nei campi cominciano ad andarci i nostri figli ci daremo una mossa a protestare instancabilmente affinché vengano pagati in modo giusto e trattati umanamente e magari otterremmo anche dei risultati. Va da sé che quando poi andiamo a comprare i pomodori li pagheremo di più, non lamentiamoci anche di questo per favore.

Due parole per concludere. Io non sono un'assistenzialista, non ho stima né simpatia per chi viene qui pretendendo di trovare la pappa pronta, così come non ne ho per chi sta a casa sul divano a piangersi addosso aspettando che gli altri risolvano i suoi problemi. Sono per il rispetto reciproco e l'osservanza degli usi e costumi dei paesi in cui si vive. Sono per la collaborazione ed una convivenza costruttiva e pacifica senza pregiudizi. 

Please reload

Featured Posts
Recent Posts

June 23, 2018

March 20, 2016

Please reload

Search By Tags
Please reload

Follow Us
  • Facebook Classic
  • Twitter Classic
  • Google Classic
This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now