Estratti Poesie

 

Canto del poeta suicida

 

Nel vento

Mi perdo

E mi disperdo

Guardo fuggevole le onde

E’ freddo

E il mare fa paura

Tempestoso e cupo

Ho pensato a volte

Di svanire in quelle onde

E ho visto un corpo fluttuare

Incosciente tra le correnti

Ho sentito a volte

La sensazione dell’affogando

La solitudine assoluta

La desolazione

Il rabbrividire dell’anima

Al grido grigio dei gabbiani

Non lascia che un’angoscia

La sensazione di distanza

Quegli ultimi minuti

Aggrappati disperatamente alla vita

Abbandonati

Tristezza impotente

Alla forza schiacciante delle onde

Attesa. La disperazione

 

 

L’amore giace sulle colline

                                     Silenziose

Ogni cosa non è che una

Fatua apparenza

C’è qualche senso

Nella mia miseria?

 

 

Lontano sviene

Il raggio di luce

Sera

 

Mentre la musica parlava al mio cuore

Ho aperto la tenda che mi velava gli occhi

Il canto sgorgava dolce e triste dalla mia anima

Mentre la panica corrente del cielo rapiva lo spirito

O...! nubi cristalline

Rubavano le mie note

E veloci scivolavano sul mantello blu

Come strascichi rosa dei mondi lontani

Eterei

Rifreschi della brezza di grazia

Silvani splendori della mia malinconia

Di mai visto

Quint’essenza d’arte e natura

Il surreale

Di fronte a me tutto svaniva nella foschia

Armonia di sete che avvolgeva

Il giorno che scompare protetto dal buio

Notturno

Tra i  perduti sassi il rivo

 

Tra i perduti sassi il rivo

Dei desideri oscuri e misteriosi

Turbolento scorre pel bosco schivo

Prigione d’ombre e cuori dolorosi

 

Canta mio amore, canta ciò ch’è trascorso

Canta gli occhi tuoi tristi e silenziosi

Al frangersi dell’acque lungo il corso

Specchio di vita e sentimenti burrascosi.

 

Nella melodia della sera lontana

Una pennellata sfumata d’Ottocento

Eterna degli amanti la passione arcana

 

E nell’anima tua di romantico attento

Col brivido della scena immortale e strana

Un altro crepuscolo si è spento.

Distacco

 

Uno sciame di foglie

Rotola

Ora qua ora là

Come un applauso scrosciante

O un secco tintinnare di ossa fredde

Orfano

Il giardino di bambini

Solo gli alberi

Semi ignudi

Agitano i pochi ori rimasti

Nella patetica illusione

Di ciò che più non

E’

Calare della notte. A Nico nostalgia

 

Non voglio

Rimanere sola

In compagnia del crepuscolo

A sentir scendere

Silenziosa come la notte

La nostalgia dentro me

Del tuo volto —

Sul molle materasso di nubi

Gli occhi adagiati

E la carezza fresca del vento

Sulla pelle

Il grigio inesorabilmente

Prende tinta

D’oscurità

I colori senza alterarsi

Si fondono con la notte

Nelle ore che dilatano

La lontananza

Il tuo calore

Mortale

Vorrei prossimo

A giostrare, cavaliere sorridente

Coi misteri sommessi del buio

E cedere le nobili armi

Nel luminare soffuso

Del mattino

Leggenda

 

Castiglione brilla lontano

Come una costellazione

Nel crepuscolo nuvoloso

Spuntano le pulsanti stelle

Tra sagome nere di alberi

Improvvisamente minacciosi

Ora complici inviolabili

Di gesta brave

Consumate nell’oscurità

Leste scivolano le ombre

Si aprono le narici ad accogliere

I pungenti aromi della notte

Pelloni ammicca sotto il cappello

Nelle tenebre

Si dileguano

Le scure caparelle

Campagna nel sole del meriggio

 

Le serpi non mi disturberanno

Perché non vengo con intenzioni

D'invasore

Le membra spiegate

Sulla coltre flessuosa

E pungente del suolo

Ho bisogno di erba

Di sole

Di una brezza che ti bacia

la pelle

e fugge

Di dissolvere la materia

Nell'aereo blu del cielo

non faccio più rumore

di una nuvola

E pure in questa dimensione

Rallentata

Il battere leggero delle ciglia

Risuona immenso

Del tutto

Batik

 

Il vento mi ha sollevata e mi ha lasciata davanti alla tua porta

Sono venuta accompagnata da una corte di foglie secche

Devo dire che, in quel turbine di colori

L’entrata in scena è stata davvero superba

Tu hai aggrottato la fronte, lasciandomi entrare

Ed il tuo regno profumava di focolare e dolci speziati

Capisco che speravi in qualcosa di più di qualche foglia morta

Eppure, ti prometto che sarò una regina generosa,

Donerò i miei tesori ai tuoi campi di neve

Nutrirò la terra che vedrà fiorire nostra figlia

Ed ella vestirà un abito di purezza

Spruzzato dei profumi dei sensi

Il talamo di spezie

 

Bruciava

incenso e cannella

e i colori

non erano cupi ma

caldi e velati di oro e di terra

Veli, si, leggieri

e foglie,

secche d'autunno e fresche d'estate

Argenti alle caviglie

seguivano ritmi discinti di danze

Ebbri

bruciammo anche l'amore

in un talamo di spezie